Una riforma globale e generale deve tenere in considerazione necessariamente il rapporto in essere tra il nostro Paese e i membri della comunità internazionale, in particolare quella Europea. A distanza di anni dall’ingresso nell’Unione Europea e dall’adozione dell’Euro come moneta unica il bilancio non sembra così favorevole. È ormai ben chiaro a tutti che l’Unione Europea debba necessariamente modificare il suo assetto e rinegoziare il suo rapporto con i paesi membri per evitare una catastrofe molto più grave di quella che certi economisti e governanti paventavano all’epoca in cui sembrava che entrare nell’Euro fosse l’unica salvezza possibile.Purtroppo oggi ci accorgiamo che le basi su cui si è costruita questa Europa non erano quelle delle quali ci eravamo “illusi”. A quell’epoca, del resto, l’Europa proveniva da un lungo periodo di “pace e prosperità” e sembrava il tempo di coronare il sogno di unità politica ed economica che con un po’ di invidia si osservava nel “nuovo mondo” statunitense.
Sull’onda emotiva che galvanizzava i popoli del vecchio continente, nel bel mezzo di quella ubriacatura di buoni sentimenti di integrazione e rinnovata identità, si è compiuta la più grande operazione di de-potenziamento della “democrazia” (potere/popolo), enfatizzato dall’introduzione della moneta unica. L’ingresso nell’Euro, tuttavia, con le condizioni annesse, ci ha portato alla realtà attuale, con parametri stringenti non compatibili con la crisi, privati degli strumenti di politica monetaria, a causa della perdita della sovranità monetaria, e soggetti a decisioni europee che sono spesso contrarie agli interessi dei cittadini (basti pensare ai vincoli sulla produzione del latte tanto per fare un esempio). La moneta unica ha significato la perdita della sovranità monetaria, la perdita della politica monetaria e la delega di tale potere ad un organismo privato, la BCE, i cui azionisti sono l’insieme delle banche private europee (con una quota riservata anche alla Banca di Inghilterra che non fa parte dell’Euro), la quale stampa moneta di cui è proprietaria e lo “dà in prestito” ai rispettivi Stati.
Anche i debiti degli Stati sono stati trasformati in moneta di proprietà della BCE. La BCE, da Statuto della UE, è totalmente autonoma e indipendente dagli Stati Membri, agisce in piena autonomia e può avvalersi della totale immunità. Tutto questo processo ha trovato fior di economisti al mondo che lo hanno avvallato e sostenuto con la scusa di una maggiore stabilità dei mercati. Forse in parte è vero. Del resto oggi l’Euro è una moneta forte sul mercato dei cambi. Ma è questo il fine di uno Stato? Era questo il fine di quella “democrazia” nata dalle “rivoluzioni” del ‘900? Tutto questo, nella realtà, a chi ha giovato? Alle aziende che per effetto di un cambio così penalizzante per i propri clienti esteri si sono visti diminuire gli ordini? Ai popoli dei singoli stati che, come succede oggi in Grecia, per pagare il debito con l’Europa devono vendersi i monumenti nazionali e le società più importanti del Paese? Il sospetto, che ormai stia prendendo spazio nel cuore dei cittadini europei, è che dietro quella grande spinta emotiva di integrazione e prosperità si nasconda l’intento di alcune oligarchie di riprendersi il potere “scippato” con le conquiste della “democrazia”. Una democrazia che, soprattutto in Europa, non si è mai compiuta davvero.
Al contrario la nostra “democrazia” europea, portandosi dietro i tabù del passato, è sempre stata ostaggio dei propri fantasmi, delle proprie paure ed ansie riguardo il “potere”. Un potere che né i cittadini né i rappresentanti nelle istituzioni hanno mai avuto realmente, annacquato nell’ordinamento fatto di assemblee e di deleghe, potere che in realtà è sempre stato in mano a “pochi” che di fatto lo hanno sempre conservato e gestito dietro le decine di paraventi istituzionali. Perchè fin dall’inizio si sono introdotti nei gangli di quelli istituzioni delle nascenti “democrazie”, pronti ad uscire quando il sistema si fosse indebolito.
Adesso ci troviamo dinnanzi alla malattia conclamata. La Grecia è la prima vittima. Non illudiamoci, perché nonostante le rassicurazioni molte cose dovranno ancora accadere. Fare finta di niente e pensare di “scamparla” non servirà a nulla se non ad accelerare il processo di “infezione”, mentre se saremo capaci di acquisire la giusta “consapevolezza” è probabile che il nostro sistema di difesa possa combattere il virus e annientarlo, e superare la paura che ci viene quotidianamente instillata con le domande:“Che fine faremo senza l’Euro”?, “se non ci fosse stato l’Euro, saremmo diventati un Paese povero”, “l’Italia senza l’Euro è spacciata”.
E tanti altri pensieri affioreranno sostenuti da tutti coloro che, consapevoli o inconsapevoli, cercheranno di andare nella direzione della catastrofe. Ne abbiamo abbastanza di tabù e di totem. Facciamo in modo che l’Euro non sia un tabù, un dato di fatto che non si può mettere in discussione perché altrimenti potremmo farci solo del male. La Grecia è più vicina di quel che sembra. Il Portogallo, la Spagna, poi l’Italia sono tra i paesi più a rischio secondo i dati di questi istituti privati che danno continuamente pagelle agli Stati. Si! Siamo arrivati a questo punto, agenzie private dispongono di questo potere enorme sulla sorte degli Stati, della nazioni, dei popoli. Francia e Germania non potranno starea guardare, ma neppure potranno pretendere di governare da sole l’Europa. Oltralpe il sentimento verso l’Europa è sempre più un “risentimento” mentre i tedeschi non saranno più disposti a veder minacciato ancora il loro tenore di vita sociale per favorire gli altri Paesi.
Forse varrebbe la pena farsi un po’ di domande in più cercando le risposte più adeguate, che spesso sono quelle più semplici. Il PIN è favorevole all’Europa dei Popoli, all’integrazione, al libero scambio ma non ad un’unione monetaria che getti i singoli membri della comunità in ”scacco” così come sta avvenendo in questo momento. È necessario che la “sovranità” torni nelle mani dei cittadini e degli Stati e non degli Enti e degli Istituti Internazionali privati. E questa condizione la si può raggiungere solo a patto che si completi quel processo di “democrazia” iniziato nel secolo scorso. NON SI TRATTA DI RITORNARE ALLA LIRA, si tratta però di stabilire che l’Euro è una divisa monetaria adottata dagli Stati dell’UE. Ogni moneta, pur chiamandosi euro ed essendo in tutto e per tutto uguale, deve però avere una propria potestà giuridica che le deve provenire o dallo Stato di appartenenza oppure da un patto tra gli Stati e non può essere ostaggio di manovre ed utilizzo da parte di banche ed enti privati.
È un processo che riguarda tutti i Paesi europei e l’Italia in particolare, la quale si porta dietro, più di altri, i “fantasmi del passato”, vecchi pregiudizi, pensieri, archetipi e ideologie che l’hanno bloccata nel tempo. Occorre una “rinascita” riguadagnando posizioni nel presente per conquistare il futuro.
Tags: euro, europa, lira, partito italia nuova, sovranità monetaria
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3 Commenti
Sono d’accordo al 100% con quanto scritto nell’articolo, ed in particolare nell’ultima parte, quella scritta in grassetto.
Tale articolo è molto profondo, ed esprime spunti per parlare non soltanto di questioni economico/monetarie, ma anche di politica e di democrazia intese nel senso più ampio del termine.
Nell’articolo si fa giustamente notare come la politica monetaria sia di fatto in mano esclusivamente alla BCE (e non più ai singoli Governi nazionali, o ad una sorta di unione di essi), e si fa inoltre giustamente notare come della BCE faccia parte anche la Banca Centrale d’Inghilterra che non ha aderito dell’Euro.
Aggiungerei per completezza che, oltre alla Banca Centrale d’Inghilterra, hanno quote nella BCE anche Banche Centrali Nazionali di altri Stati che non fanno parte dell’Euro, i quali messi insieme partecipano al capitale della BCE per una quota complessiva pari al 30,0295%.
Se aggiungiamo che i soci di molte Banche Centrali Nazionali (inclusa la Banca d’Italia) sono dei privati, possiamo giungere alla conclusione che anche la BCE – quantunque sia definita come un ente di diritto pubblico internazionale con propria personalità giuridica – è di fatto un Istituto controllato e governato da privati nella massima autonomia, le cui decisioni devono essere accettate in toto dai singoli Stati.
Quindi, se i mercati ci chiedono qualcosa e se la BCE decide di conseguenza di adottare una determinata politica monetaria, i singoli Stati possono solo prenderne atto e regolarsi per dar corso e rendere effettive le deliberazioni della BCE.
Ciò detto, qual è il fine ultimo della politica?
Mi sembrerebbe evidente dire che il fine ultimo della politica sia quello di prendere delle decisioni nell’interesse della popolazione che ha eletto a propria rappresentanza una determinata classe politica (in ossequio al principio di democrazia che la sovranità appartiene al popolo).
Se però arriviamo al punto in cui le richieste (o meglio: le decisioni) di un Istituto privato devono essere accettate senza poterle minimamente contrastare, allora a che cosa serve la politica?
Seguendo questo ragionamento, qualsiasi Governo e qualsiasi Parlamento democraticamente eletti (e non mi riferisco necessariamente solo a quelli Italiani, ma anche a quelli di altri Stati che ricadono sotto la sfera della BCE), indipendentemente dal loro colore politico, dovranno per forza di cose prendere la stessa decisione che assecondi i desiderata della BCE.
A queto punto il fine della politica è pressocché svuotato di significato, in quanto non ha più il potere di agire, ma solo di ratificare; il suo compito non è più decisionale, ma di fatto quasi esclusivamente “notarile”.
Soprattutto in situazioni di emergenza, è la politica a dover prendere le redini della situazione (assumendosi naturalmente le proprie responsabilità davanti al Popolo Sovrano, il quale al momento delle elezioni avrà modo di giudicare i suoi rappresentanti), e non un Istituto controllato in ultima analisi da privati.
E’ per questo che concordo senza riserva alcuna soprattutto con l’ultima parte dell’articolo scritta in grassetto (“[...] non può essere ostaggio di manovre ed utilizzo da parte di banche ed enti privati.), e sono fiero che il PIN esprima un concetto tanto importante sul fronte non solo economico ma anche della democrazia: infatti, quale vera democrazia può esserci se decisioni incontrastabili vengono comunque prese da un Istituto di privati anziché da rappresentanti democraticamente eletti dal Popolo?
Carissimo Armando, tu dici cose giustissime ma la cancrena di questo Paese è arrivata all’ultimo stadio. Secondo me ci vorrebbe un miracolo. Sarebbe necessario e urgente un bel rogo di tutte quelle coscienze che fuori e dentro dell’Italia hanno contribuito a tutto questo per poi fare come l’araba fenice risorgere dalle proprie ceneri, magari con voi che in questo momento siete come il vento del nord: una boccata d’aria fresca. Gabriella
caro armando sono con te, grazie! ti ringrazio di ricordarmi che posso fare qualcosa di concreto per migliorare le cose, la politica per me era ‘lontana’ perchè, come molti, volevo allontanarmi da qualcosa di’sporco e vecchio’, ma come dice il caro amico brizzi è ora di entrare nel concreto e nelle maglie dello stato, a fare tanti bei corsi di risveglio e di consapevolezza si resta tra noi e nel frattempo c’è chi lavora altrove per l’oscurità! w la luce e w te, ti mando tanta fortuna e ti sostengo da ‘lontano’ e mi informo meglio, baci! linda